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- martedì 29 settembre 2009
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La Bbc a Brown: "Presidente, lei prende tranquillanti?"


Il Tg1 a Berlusconi: "Presidente, questa è casa sua"


(Fra un po' il blog ripartirà, tutto bello restaurato. E sarà il miglior blog degli ultimi 150 anni. Abbiate fede - quella minuscola, occhio)

Tre cose da vedere a Firenze

- lunedì 20 luglio 2009
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Due giorni di vacanza a Firenze mi hanno fatto pensare che le città del nostro Paese, specie quelle ripiene come un uovo di capolavori e magnificenze, nascondono la geografia apparentemente minore di una storia erroneamente considerata minore, o che passa comunque in secondo piano davanti alla gloria dei capolavori che fanno l'invidia del mondo intero.

Firenze ieri e oggi era piena di turisti, così come durante l'anno scolastico è piena di studenti in gita (c'ero anch'io, coi brufoli delle medie e con una cotta per una compagna di classe, nella primavera del 1995). Affollano, e giustamente, gli Uffizi e Santa Croce, Palazzo Vecchio e Santa Maria in Fiore. Non ho trovato folla, invece, sulla tomba di Giorgio La Pira a San Marco, o su quella di Giovanni Spadolini a San Miniato al Monte, o intorno all'ulivo piantato dove esplose la bomba mafiosa e assassina di via dei Georgofili. Eppure, se fossi professore, quelli sono tre luoghi dove porterei i miei ragazzi: per rendere omaggio a un santo che volle bene alla sua città volendo bene ai suoi cittadini, per ricordare loro che la politica non è solo "sangue e merda" (come ebbe a dire un autorevole ministro mio conterraneo) ma anche rispetto per le istituzioni, per spronarli a disprezzare e combattere, con lo studio e l'onestà, chi beve il sangue degli innocenti per saziare la sete di potere.

Comunista di merda

- martedì 14 luglio 2009
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C'ho i dubbi, lo ammetto. Non sono uno di quelli che si struggono nell'indecisione, che si macerano sfogliando margherite esistenziali. Di solito mi chiarisco in fretta le idee e rischio. Ma è un periodo che c'ho i dubbi.

Metti stasera. Programma: decidermi finalmente a ritirare 'sta tessera del Pd. Sottoscritta mesi fa online, aspetta che vada a prenderla alla Festa democratica a Caracalla. C'ho i dubbi, però: l'entusiasmo di una volta s'è smarrito, vale la pena buttare questi quindici euro, mi chiedo, non è meglio una pizzata, un libro, metterli nel cestino delle offerte a messa?

Nel pomeriggio mi chiamano dal partito: ha ricevuto la tessera? No. "Allora si sbrighi, per votare al congresso deve andare entro il 21 alla Festa dell'Unità". C'ho i dubbi. Ma adesso non si chiamava "Festa democratica"? Ma non avevamo superato la fase postcomunista? Ma vale la pena buttare questi quindici euro, mi chiedo, non è meglio una pizzata, un libro, metterli nel cestino delle offerte a messa?

Vado. Tra l'altro, stasera c'è l'intervista a Franceschini. Faccio la tessera. In attesa del segretario, tavolo di amici al chiosco kosher (ottimo hamburger, eccellente crostata di visciole). Daniela mi racconta che al suo circolo territoriale la chiamano "compagna", a lei, mi spiega, "che ho fatto in tempo a votare la Dc!". C'ho i dubbi. "Compagno" no, non ce la faccio. Come il compagno Bersani? Come il compagno D'Alema? Non è roba per me. La mia sinistra di cattolico è un'altra cosa, non posso. Ma adesso non si chiamava "Festa democratica"? Ma non avevamo superato la fase postcomunista? Ma vale la pena buttare questi quindici euro, mi chiedo, non è meglio una pizzata, un libro, metterli nel cestino delle offerte a messa?

Dopo un po' dall'altoparlante risuona un avviso: l'intervista a Franceschini è rimandata al 29 luglio. Rimandata? Ma come? E la gente venuta apposta? E io? E ce lo dicono mezz'ora dopo l'orario dell'appuntamento? "Compagno" no, non ce la faccio. Come il compagno Bersani? Come il compagno D'Alema? Non è roba per me. La mia sinistra di cattolico è un'altra cosa, non posso. Ma adesso non si chiamava "Festa democratica"? Ma non avevamo superato la fase postcomunista? Ma vale la pena buttare questi quindici euro, mi chiedo, non è meglio una pizzata, un libro, metterli nel cestino delle offerte a messa?

Intorno, fra ristoranti bio e bancarelle etniche, il meglio del fighettume della sinistra al caviale. Damilano dell'Espresso presenta un libro e parla di periferia romana. Io mi sento periferico come un centrafricano. Che ci faccio là in mezzo? Ma è questo il popolo della sinistra? E' il mio popolo? E l'intervista rimandata? Ma come? E la gente venuta apposta? E io? E ce lo dicono mezz'ora dopo l'orario dell'appuntamento? "Compagno" no, non ce la faccio. Come il compagno Bersani? Come il compagno D'Alema? Non è roba per me. La mia sinistra di cattolico è un'altra cosa, non posso. Ma adesso non si chiamava "Festa democratica"? Ma non avevamo superato la fase postcomunista? Ma vale la pena buttare questi quindici euro, mi chiedo, non è meglio una pizzata, un libro, metterli nel cestino delle offerte a messa?

Poi esco. Monto sullo scooter, attendo di passare il semaforo. Una berlina scura sfreccia alla mia sinistra, a pochi centimetri da me. Dal finestrino spunta la testa di un ragazzo. Che urla: "comunisti di merda!", con almeno quattordici "a" finali. Me lo immagino rientrare a casa, orgoglioso e pronto a votare ancora per il suo modello antropologico dalla pelata rinfoltita e dagli spiriti bollenti.

Non credo passerai di qui: ma volevo dirti, ragazzo che, alle 23 di stasera, a viale delle Terme di Caracalla prima di piazza di Porta Capena, m'hai urlato "comunista di merda" da un'Audi nera abbondantemente sopra i limiti di velocità, beh, volevo dirti grazie. M'hai fatto passare tutti i dubbi.